Una esperienza non facile da trasmettere con le parole!!!!

Buongiorno!!!
La famiglia Rallo ci racconta un pó la notte del 24 che, come preannunciato, ha contribuito a distribuire la cena ai poveri di Roma. Leggiamo la sua storia:

 Il nostro gruppo era formato dalla mia famiglia 2+4 e dalla famiglia di mio fratello 2+7. Alle 20 siamo andati direttamente in via dandolo (sede di Sant’Egidio) e la si è tenuta una breve riunione dove hanno spiegato cosa era la comunità  quando era nata e chi la sosteneva (tutte persone volontarie). Ovviamente non siamo passati inosservati perché 11 ragazzi dai 25 ai 10 anni con i relativi genitori che la vigilia di natale la passano in strada non passano inosservati… quindi ci hanno chiesto la composizione del gruppo e a quel punto tutti hanno applaudito… da ridere.

2015-12-26 09.53.22

Dopo hanno fatto l’elenco dei posti dove si doveva andare (S. Giovanni, stazione ostiense, esquilino, stazione Termini…) e ognuno poteva dare una preferenza. A noi dato che già eravamo tanti ci hanno tenuti uniti e collocati a Termini. Dopodiché abbiamo caricato le casse del cibo, bevande e doni e ci siamo avviati a Termini. La c’era già la gente che ci attendeva e così è iniziata la distribuzione del cibo in tre punti diversi della stazione. Per esempio i ragazzi nostri, incluso Matteo che era ovviamente il più piccolo, sono andati in delle vie interne.

La nazionalità di queste persone era svariata dagli arabi ai rumeni, diversi latino americani e italiani . Tutto si è svolto con ordine anche se c’erano alcuni abbastanza ubriachi ma i volontari hanno saputo in modo molto garbato tenerli calmi. Durante quelle ore a distribuire i pasti, ben 200, si ha avuto modo di parlare con queste persone e le loro storie sono incredibili.

In particolare c’era una donna, Antonella, che aveva tre valigie piene di documenti e non ho capito che storia legale aveva perché chiedeva consigli a mio fratello (che è avvocato) su come agire, quindi questo ti fa capire che non è gente che non ha cultura ma chissà per quale motivo o anche scelta di vita decidono di vivere in strada. Poi c’era un uomo, di nome Fortunato, molto mite che mi ha raccontato parte della sua vita, dei suoi due nipoti di 6 e 10 anni che vivono a Milano in una casa famiglia. Poi Michele, amico di Matteo, italiano che parlava tre lingue e la cosa incredibile che mentre raccontava parte della sua vita si preoccupava del fatto che c’erano degli adolescenti ad ascoltare e provava vergogna. Si toccava con mano il desiderio di queste persone di potersi raccontare e in fondo con solo la nostra presenza, dei sorrisi, un abbraccio loro erano felici e pensa che alcuni di loro non hanno consumato il cibo per poter stare a parlare e scherzare e quando ad alcuni ho chiesto dove sarebbero andati a ripararsi per quella notte non sapevano il posto e rispondevano: non so, dove trovo!

Bello, una esperienza grande. RR.

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